Ucciso sua moglie, 39enne albanese, appare davanti al tribunale: Riguardava il mio amico, mi disse che mio figlio non era mio.

Kastriot Cenko, 39 anni che ha ucciso sua moglie in Grecia, è apparso oggi davanti alla corte per conoscere la misura di arresto. Prima dei plotoni neri ha dato la sua versione dell'assassinio crudele della donna di 32 anni e nascondendo il suo corpo per giorni nella soffitta del loro appartamento, [...]
Kastriot Cenko, 39 anni che ha ucciso sua moglie in Grecia, è apparso oggi davanti alla corte per conoscere la misura di arresto.
Prima dei plotoni neri ha dato la sua versione dell'assassinio crudele della donna di 32 anni e nascondendo il suo corpo per giorni nella soffitta del loro appartamento, ad Ampelochip.
Traduzione:
Il 39enne però disse che era dispiaciuto per la sua mossa, cercò di incolpare la madre dei suoi figli, dicendo che stava tradendo e che poco prima di ucciderlo,
Alba Cenko ha accettato una relazione con il suo compagno d'infanzia.
Secondo Kastriot Cenkos, la moglie tardiva gli disse anche che il loro bambino più anziano non era suo, rapporti A2. CNN.
Ha continuato a sostenere che ha commesso un crimine sotto uno stato emotivo e nervoso pesante.
Ero molto arrabbiato per sentire che il mio caro bambino non era mio, e senza alcun controllo sulle mie azioni, ho preso un martello dalla mia borsa con strumenti di costruzione e sono entrato in camera da letto e l'ho colpito in testa. E' caduta nel nostro letto e totalmente accecata dalle emozioni che stavo vivendo, ho afferrato il cavo di un caricabatterie che era proprio accanto a me e l'ho scosso intorno al suo collo. Quando ho capito qualche secondo dopo quello che era successo, ho avuto paura e ho cercato di riportarla in vita due volte. Gli ho schiacciato il petto e ho cercato di farlo respirare. Ero nel panico. L'ho coperta e l'ho messa nell'armadio. I bambini non erano svegli e non sentivano nulla. Al mattino partirono per la scuola, non sorpresi dall'assenza della madre, come li chiamavo sempre al telefono per confermare che erano svegli e se ne andarono per la scuola, dopo che me ne sono andato presto, circa 6 per andare al lavoro, e ha scoperto ulteriormente.
L'imputato, che è andato fino a placare i suoi figli e i parenti di Alba sostenendo per circa una settimana che era attraverso i messaggi che ha inviato.
Non ce la facevo, non sapevo cosa fare. Non potevo credere a quello che era successo. La mia mente non ce la faceva. Ma volevo dire alle autorita' perche' non potevo piu' affrontare il peso, cosi' ho chiamato la polizia e gli ho detto tutto in completa onesta'. Anche i messaggi che ho mandato mio figlio dal cellulare di sua madre avevano l'unica intenzione di calmare i miei figli












