L'Eurodeput accusato di corruzione parla dalla prigione di Bruxelles: all'inizio pensavo al suicidio.

Eurodeputt Eva Kyle, che è stato in prigione da dicembre in relazione all'indagine del Qatar, parla della sua detenzione. Nelle prime sei settimane, mi è capitato di pensare più volte al suicidio”, dice in una conversazione con Deborah Bergmin, vice di Forza Italia e membro della delegazione italiana all'Assemblea parlamentare [...]
Eurodeputt Eva Kyle, che è stato in prigione da dicembre in relazione all'indagine del Qatar, parla della sua detenzione.
Nelle prime sei settimane, mi è capitato di pensare più volte al suicidio”, dice in una conversazione con Deborah Bergmin, vice di Forza Italia e membro della delegazione italiana all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Sono innocente e provero' che e'... Dopo il suono dei primi giorni di questa relazione, nessuno parla più. Non mi sento vittima, mi sento come un trofeo di persecuzione politica che coinvolge pregiudizi, che in ogni caso esiste ai parlamentari e ai politici dell'Europa meridionale, al maltese, ai greci, agli italiani, ecc.
Sono passati quasi quattro mesi dall'inizio del Qatar, da quando Kyle è stato arrestato il 9 dicembre insieme ad altre otto persone, tra cui il suo partner Francesco Giorgi, un assistente parlamentare che aveva lavorato con l'ex presidente europeo di Bruxelles Antonio Panzer, che finì anche in prigione.
L'accusa e' corruzione. Kyle presumibilmente cercò di influenzare le decisioni del Parlamento europeo riguardo al Qatar in cambio di denaro.
Di fronte alla battaglia legale, l'Eurodeput ha fatto appello alla Corte di giustizia dell'UE, chiedendo “possono accettare la decisione del Procuratore Capo europeo il 15 dicembre 2022, contenente la richiesta di rimozione dell'immunità parlamentare e di annullare la decisione del presidente del Parlamento europeo, il 10 gennaio 2023, di dichiarare tale richiesta durante la sessione plenaria del Parlamento europeo e di riferire alla Commissione per gli affari giuridici










